In questo periodo di quarantena molti stanno scoprendo – e spero rivalutando – lo smart working. Collegato a questo, penso che valga la pena fare una piccola digressione sul tema della condivisione dati e della loro sicurezza. Sono vent’anni che lavoro nel mondo IT ed è dal giorno uno che sono consapevole dell’importanza del backup dei dati. Ho sempre cercato di trasmettere questa consapevolezza a tutti ma, a parte i “bravi” che di loro li avrebbero comunque fatti, il backup rimane per lo più ad appannaggio delle aziende che hanno risorse dedicate allo scopo.

Poi, col tempo, la situazione è migliorata e, con tanti ancora senza un backup, siamo arrivati al cloud, dove i dati sono replicati automaticamente su server sparsi nel mondo. Qui viene il bello. Innanzitutto mi sembra doverosa una distinzione: un backup è una copia, ad un determinato momento, dei dati selezionati, mentre il cloud mantiene solo l’ultima versione. Tradotto nella vita reale: se ho un file che elimino per errore, con un backup posso ripristinarlo, mentre il cloud sincronizza l’eliminazione del file. Vero, solitamente c’è il cestino, più o meno recupero, ci sono eccezioni…però non è proprio la stessa cosa. Diciamo che servirebbero tutti e due. Ma bisogna anche essere un pò pratici.

Il cloud sincronizza tutti i nostri files tra i dispositivi che hanno installato l’apposito client e questo è bellissimo perché da qualsiasi postazione io acceda, trovo tutto il mio materiale organizzato secondo la stessa struttura. Pertanto creo il file nel mio PC “A” e quando accedo a quello “B”, eccolo li che spunta esattamente nello stesso posto del pc “A”. Magico. Pratico. Soprattutto autonomo, fa tutto lui senza bisogno del mio intervento.

I vantaggi sono molteplici: dal disaster recovery, ovvero la certezza che se si rompe un pc, subisco il furto del portatile o un qualsiasi altro evento nefasto, almeno i dati inclusi nella gestione cloud non li ho persi. Inoltre il cloud ci mette a disposizione una miriade di utilissimi strumenti di collaborazione, condivisione, modifica on line, etc. che si rivelano ancora più utili in momenti come questo in cui i lavoratori sono rinchiusi nelle proprie abitazioni.

L’utilizzo del cloud, pertanto, lo considero indispensabile al giorno d’oggi. Ovviamente le piattaforme disponibili sul mercato sono diverse e ognuna con le sue caratteristiche, anche se in realtà non differiscono troppo. Le più famose sono Google Drive, Apple iCloud, Microsoft One Drive e DropBox. Tutte quante offrono i loro servizi con un piano gratuito con qualche GB a disposizione, sufficiente a mantenere tanti documenti di testo ma non più così ampio se si cominciano a caricare audio, foto e video. Allora intervengono i piani a pagamento con offerte che ritagliano spazio e servizi aggiuntivi a seconda del canone corrisposto. A parte DropBox, la vera chicca dei servizi cloud citati è la perfetta integrazione con i propri rispettivi sistemi operativi, che rendono il servizio ancora più smart.

Tutto bellissimo, ma poi questi dati…dove sono? Beh, ovviamente sono a casa dei proprietari dei server, i giganti del web, che nel pieno rispetto della nostra privacy li custodiscono gelosamente e li rendono accessibili solo ai rispettivi proprietari.

Forse.

Nel dubbio amletico di come questi trattamenti avvengono, voglio portare la conoscenza di una piattaforma che ho deciso di adottare personalmente e, a qualche anno di distanza dalla prima installazione, mi regala immensa gioia.

Parlo di Nextcloud, una piattaforma cloud con le medesime funzionalità dei più blasonati e – forse – famosi concorrenti, ha i suoi piani a pagamento, editing on line (attraverso software di terze parti), sicurezza, plugin ma… è completamente open source e mi posso fare il mio, personale, proprietario server.

Gratis.

Questo significa mantenere il pieno controllo di tutti i miei dati e condividerli con chi ne ho bisogno. Per me questo è imprescindibile.

Per i più tecnici: la disponibilità dei codici sorgenti è garanzia di trasparenza verso il consumatore. Se da un lato si offre un fianco agli hacker che ne possono cercare e sfruttare le falle, dall’altro abbiamo una intera comunità che lavora costantemente al suo miglioramento.

Inoltre Nextcloud ha un elenco di plugin che ne estendono le funzionalità ad un livello davvero impressionante, sono talmente tanti da avere una sezione dedicata sul loro sito: https://apps.nextcloud.com/ . Ne cito solo alcuni:

Notes: all’apparenza un semplice blocco note ma con molte funzionalità utili. Scrivo un appunto sul cellulare e poi me lo ritrovo sul pc e viceversa. Utilissimo

TOTP Provider: ce ne sono diversi e sono servizi di autenticazione a due fattori. Per fare la login inserisci utente, password ed un numero generato dall’apposita app (gratuita) che ne genera di continuo, come la vecchia chiavetta che ci lasciava la banca per entrare sul loro sito.

OnlyOffice: per l’editing dei files on line, compatibile con i formati office e non.

Talk per fare videoconferenze, Deck per avere una vista Kanban dei progetti, Mail, Calendar, Appointments ed una serie davvero lunga di strumenti idonei ad uso organizzativo aziendale.

Ovviamente bisogna avere competenze per installarlo su un server (gira serenamente anche su una raspberryPi) e soprattutto metterlo in sicurezza, ma il vantaggio di avere un sistema che mi consente di avere tutti i miei dati “a casa mia”, non ha prezzo.

Ovviamente ognuno sceglie dove preferisce tenere i propri dati, penso sia bello però conoscere qualche alternativa interessante.